Convento dei Carmelitani

Il convento è aperto alle visite sabato e domenica

Da Novembre ad Aprile:

dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 17.00.

Da Maggio ad Ottobre:

dalle ore 10.00 alle ore 12.00  e dalle ore 17:00 alle ore 19:00.

Possibilità di visite infrasettimanali con preventiva richiesta al Comune.

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C’è un luogo dove fede, arte e natura si fondono per dare vita a una testimonianza unica, straordinaria. Una collina che domina una vallata, da dove il nostro occhio, percorrendo l’alternarsi di verdi campagne e borgate rurali, si perde nell’azzurro del Golfo di Patti. Qui sorge il Convento dei Carmelitani Calzati di San Piero Patti: un intreccio di natura, civiltà, ingegno artistico e costruttivo dell’uomo, fede e devozione. Non siamo lontani dal centro abitato sampietrino ed è proprio su questa collina che per secoli ha avuto sede una delle istituzioni sampietrine più importanti, fortemente legata al territorio con un ruolo di primo piano dal punto di vista religioso, sociale e culturale.

 

STORIA

Il Convento sorge vicino il centro abitato di San Piero, lungo una stradina che un tempo costituiva la principale via di collegamento tra la cittadina e il fondovalle. Intitolato a San Nicola dei Soini, fu fondato nel 1566 per opera di un carmelitano, Padre Girolamo da Patti e costituì nel territorio un punto di riferimento importante attivo per oltre trecento anni.

Al suo interno si narra fosse presente un’importante biblioteca con volumi di pregio e che avessero sede scuole di pittura, scultura, ebanisteria, filosofia e teologia. Un vero e proprio centro culturale polivalente che richiamava religiosi, laici e soprattutto giovani di qualsiasi provenienza. A fornire un prezioso supporto storiografico sono i documenti custoditi all’Archivio di Stato di Messina, dove troviamo numerose notizie relative alla gestione economica, ai rapporti con il territorio e alla vivace attività istituzionale.

Oggi al suo interno non resta quasi nulla a ricordarne lo splendore. In seguito alla confisca dei beni religiosi e alla soppressione degli ordini religiosi avvenuta nel 1866, il Convento fu messo all’asta e acquistato dai privati. La sede di tante attività culturali divenne un ricovero per gli animali. Depredato di gran parte dei beni e delle risorse che possedeva, ciò che non fu portato via fu distrutto dall’incuria e dall’abbandono. Nei primi anni ottanta lo acquistò dal Comune di San Piero Patti. In seguito a un primo progetto di restauro, si è riusciti a metterlo in sicurezza e a riconsegnarlo alla collettività nel 2003, oltre centotrenta anni dopo l’abbandono dei frati carmelitani.

 

ARCHITETTURA

Il Chiostro

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L’architettura del Convento è tipicamente rinascimentale. Varcato un’imponente portone di ingresso, il nostro occhio può ammirare ciò che di più prezioso offre questo luogo, un bellissimo chiostro costruito con soluzioni spaziali e prospettiche rinascimentali di stile “tuscanico”. Le colonne, monolitiche e archivoltate, poggiano su una base di pietra da taglio, sono sei per ogni lato e sorreggono degli archi slanciati sui quali dominano i muri sovrastanti. Tre finestre, equidistanti tra loro, sono disposte su ogni lato a intervallare le masse murarie. Ai quattro angoli, le colonne si uniscono a formare dei pilastri. Tutto è misurato e perfetto, orientato al raccoglimento e alla meditazione. Non è difficile, fermandosi qualche istante all’interno del chiostro, magari in una calda giornata d’estate, apprezzare il silenzio che questo luogo ci offre. Non per nulla, l’acustica lo rende cornice perfetta per eventi musicali. In seguito alla riapertura, ogni anno rassegne e concerti di musica classica hanno restituito dignità e funzione a un vero tesoro del patrimonio culturale siciliano. Al centro del chiostro notiamo un pozzo per l’approvvigionamento da una grande cisterna dove si raccoglie l’acqua piovana.

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Gli interni

Avventurandosi tra le numerose stanze non è difficile perdersi. Nell’angolo del chiostro opposto rispetto all’ingresso, troviamo un portale di pietra sormontato da una piccola croce posta nella chiave dell’arco. La grande porta di legno sostiene una controporta più piccola, che un tempo dava accesso a una piccola cappella. Uscendo da questo ambiente, nel capitello della colonna posta innanzi a noi possiamo notare due angioletti scolpiti.

Per accedere al piano superiore, le scale sono due. La prima è collocata quasi vicino l’ingresso della struttura, varcata una delle prime porte a sinistra. L’altra, solo in parte originale, è nell’ala frontale rispetto all’ingresso. Varcato il portoncino che ci conduce alla sua base, alla nostra sinistra troviamo quella che probabilmente doveva essere una cantina, mentre al di sotto della scala un pavimento sconnesso di pietra è attraversato da un canale proveniente dal centro del chiostro. Probabilmente, questa sala aveva funzione di laboratorio.

Salite le scale, ci ritroviamo nella sala più grande di tutto il convento. Qui è possibile ammirare i pochi resti di un affresco dai motivi floreali, posto al di sopra di uno dei balconi con vista sul mare.

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Le “gazzane” ricavate nei muri ci ricordano quelle in uso anche nelle abitazioni private per riporre oggetti.

Al centro del primo piano, possiamo percorrere un lungo corridoio che sovrastando in modo continuo tutto il porticato del chiostro ci permette di osservare dall’alto la bellezza del colonnato.

Nelle altre stanze, abbastanza piccole, con finestre dai vetri stretti, erano alloggiati gli ospiti della struttura.

 

LA CHIESA DEL CARMINE

La Chiesa del Carmine, costruita contemporaneamente al Convento, sorge sul lato destro dell’imponente complesso e ne è parte integrante. Un tempo, i due ambienti erano direttamente collegati ma le vicende storiche li separarono. Oggi la Chiesa e alcuni locali annessi sono di proprietà della Parrocchia.

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Architettura

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L’edifico è a navata unica. Varcato il portale d’ingresso in pietra, entriamo in un edificio sacro di media grandezza. Il nostro sguardo non può non cadere subito sul meraviglioso altare in legno del XVIII secolo che si presenta innanzi a noi. Frutto del sapiente lavoro della scuola di ebanisteria del convento, e riccamente decorato in oro, presenta numerose figure sacre. L’eterno Padre nell’atto della creazione del mondo, numerosi angeli e due sante carmelitane fanno da cornice alla statua marmorea di Maria Santissima del Carmine.

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Opera del 1629 attribuita alla scuola del Gagini, è una statua di indiscutibile pregio. Fu commissionata da Padre Angelo Caffarelli, priore del Convento. Fino al secolo scorso, era portata in processione in occasione della festa. Il simulacro, percorrendo la ripida “salita del tocco” situata sotto Piazza Gorgone, giungeva nel centro abitato accompagnata festosamente da una moltitudine di devoti. Negli anni, per paura che questo faticoso e pericoloso tragitto potesse compromettere la statua a causa di scossoni o incidenti, fu sostituita, per la processione, da una statua più leggera e moderna. La festa ha luogo il 16 luglio.

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Le opere

Nella chiesa possiamo notare numerose altre opere.

Al centro della navata centrale, sul soffitto, è da ammirare un grande affresco raffigurante la madonna del Carmine circondata da angeli, santi e anime pronte ad accedere al paradiso. È un’opera del 1722 di Spanò, allievo e maestro della scuola del convento.

Altri tre affreschi, sono collocati al centro e ai due lati del soffitto sovrastante l’altare. Quelli laterali sono del 1777 e raffigurano l’annunciazione e l’apparizione della Vergine a Sant’Elia

Altre opere da notare sono:

  • Dipinto di san francesco di Paola mentre oltrepassa lo stretto di Messina;
  • Dipinto del carmelitano Sant’Alberto con 16 riquadri raffiguranti momenti della sua vita e miracoli;
  • Altare del gruppo del calvario con crocifisso del 1600;
  • Statua secentesca di Sant’Elia;
  • Paliotti settecenteschi degli altari scolpiti in legno con motivi floreali;
  • Madonna del rosario, proveniente dalla chiesa Madre di San Pancrazio.

 

Nella parte del presbiterio, da ammirare l’ambone settecentesco e un paliotto ricamato in seta ed argento delle suore benedettine

 

PRATICHE DI SCOLATURA DEI CORPI E PROCESSO DI MUMMIFICAZIONE

Scavalcando l’ampio sedile situato esternamente alla destra della chiesa e percorrendo il muro perimetrale dell’edificio, dopo pochi metri è possibile notare, in basso, una finestra protetta da una grata. Si tratta di un “gocciolatoio”, ambiente dove venivano collocate le salme dei defunti per il processo di essiccazione, secondo gli usi diffusi nell’Italia Meridionale tra XVIII e XIX secolo. Ambienti simili li ritroviamo anche in paesi della provincia, come Tusa, Fiumedinisi, San Marco d’Alunzio e Piraino, Novara di Sicilia e Galati Mamertino.

In seguito all’essiccazione dei corpi, che richiedeva circa un anno di tempo, i resti mortali erano spostati in altre cripte situate al di sotto della chiesa. Nei muri è possibile notare le numerose nicchie dove i corpi senza vita erano collocati in posizione seduta. Al centro della stanza, è situato anche un altare. Il rifacimento della pavimentazione interna della Chiesa nell’ultimo secolo ha chiuso l’accesso a questi ambienti. Molte sono le vicende e le leggende tramandate su questo aspetto e sulle cripte del Carmine.

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