La Pasqua

LA PASQUA A SAN PIERO PATTI:

riti di antica tradizione

 > > > Filippo Accordino, SCN UNPLI 2014

 

l momento più importante per la cristianità viene vissuto a San Piero Patti attraverso una ricca serie di appuntamenti che coinvolgono tutta la cittadina.

La Domenica delle Palme tutta la comunità si raccoglie in piazza Duomo per la rituale benedizione. Rami di olivo, alloro, rosmarino e altre piante, insieme alle palme intrecciate rievocano l’ingresso di Gesù nella città di Gerusalemme e vengono benedette in una celebrazione parecchio partecipata. Un tempo, si usava portare dei grandi rami di palma semplicemente recisi e non quelli intrecciati dal tipico colore giallo che si usano oggi. La benedizione, fino a qualche anno fa, avveniva tradizionalmente nella Chiesa del Carmine e da lì aveva inizio una processione che culminava nella chiesa Madre o Santa Maria. Qui si svolge tutt’oggi una lunga Santa Messa con la lettura animata del Vangelo.

La sera del martedì o del mercoledì è ormai tradizione realizzare una “Passione Vivente”, usanza molto radicata in tanti paesi della Sicilia. Qui trova la sua scenografia ideale nelle tortuose strade e nei vicoli del centro storico. I figuranti, rappresentando le varie stazioni della via Crucis, si fanno strada lungo un ripido percorso a ricordare la salita verso il Golgota. Attraverso le fiaccole, i rami di olivo, i costumi dei personaggi, il luogo della crocifissione, riviviamo i momenti della passione di Gesù in un’atmosfera di preghiera e raccoglimento.

I riti pasquali proseguono il giovedì con la lavanda dei piedi e la Santa Messa in Coena Domini. Al termine della Santa Messa, Cristo, in forma di Eucarestia, viene tolto dall’altare del Sacramento e riposto nella sacrestia, dove resta fino alla notte di Pasqua. La chiesa è a lutto. Le campane non sono suonate più fino all’annuncio della resurrezione. Al loro posto, per richiamare i fedeli alle funzioni, viene impiegata la troccola. Si tratta di una piccola cassettina in legno con un meccanismo metallico all’interno. Girando la manovella si produce un tipico suono sordo e abbastanza forte per essere udito anche da lontano.

Il Venerdì Santo, nel pomeriggio, ha luogo la celebrazione della passione e morte di Gesù. Una folla di fedeli, con la partecipazione di gruppi e associazioni, riempie ancora una volta la chiesa di Santa Maria, accostandosi a un antico crocifisso ligneo che viene pian piano svelato per l’adorazione.

Per rendere onore a Cristo morto, all’altare del Santissimo Sacramento, in fondo alla navata sinistra, viene allestito il sepolcro”. Si tratta, anche questa, di una tradizione antichissima. L’altare e tutto lo spazio antistante è riempito di fiori, in prevalenza bianchi, e di varie piantine di grano germogliato che i fedeli sono soliti preparare nelle settimane precedenti. Il grano viene piantato nel cotone in piccoli piatti o contenitori. Una variante è quella di farlo nascere nelle cavità di pigne aperte e non mancano altre forme creative e di grande effetto. Il “sepolcro” viene illuminato dalla luce delle candele. Fiori e piante ci ricordano la rinascita della vita e la resurrezione.

La sera del venerdì è il momento più sentito. Associazioni, gruppi e fedeli, in una partecipazione raccolta e commovente, conducono i “misteri” in una lunga processione per le vie del paese. Si tratta di figure che ripercorrono i vari momenti vissuti da Gesù. Un tempo, ogni statua era affidata a una diversa categoria lavorativa. Oggi vi sono associazioni, gruppi e comitati a prendere sulle proprie spalle le varie rappresentazioni. Il Crocifisso ligneo settecentesco, originario del Convento dei Minori Osservanti, è portato dagli “incappucciati”. Sono uomini vestiti di nero con il volto coperto da un cappuccio appuntito che lascia intravedere soltanto gli occhi. Un tempo, a questa confraternita partecipavano i fabbri, colpevoli di aver costruito i chiodi per la crocifissione.

Venerdì Santo
Venerdì Santo

Le donne vestite a lutto portano in spalla l’immagine di Maria Addolorata. Agli scout è affidato Gesù morto, in una teca di vetro.

Nella tradizione rientrano a pieno titolo tutte le operazioni di preparazione alla processione. Le statue, la sera del sabato, sono issate su varette. Il crocifisso, molto pesante, è già collocato su una varetta massiccia di legno dove resta tutto l’anno. Anche la statua dell’Ecce Homo, tra le più pesanti, è montata su una vara simile. A colpi di martello e con l’ausilio di cunei di legno, vengono inseriti i “barruni”, lunghi e grossi bastoni adatti per il trasporto a spalla, con alle estremità grossi anelli in ferro per agevolare e dirigere le operazioni nei punti critici del percorso. La processione, lungo il tragitto, è accompagnata dalla banda cittadina e solitamente si ferma alcune volte per proporre momenti di riflessione. Dopo ogni fermata, il cammino viene ripreso dalle varette con un classico doppio colpo di martello alla base, per dare un segnale coordinato ai portatori.

Il sabato avviene la pulizia della Chiesa. La sera, poco prima della mezzanotte, un fuoco acceso sul sagrato annuncia la Pasqua imminente. L’accensione del cero Pasquale è seguita dall’esposizione del simulacro di Gesù Risorto. Tutte le campane suonano a festa e ogni altare della chiesa è adornato di fiori e ceri accesi per annunciare “Cristo luce del Mondo”.

La domenica di Pasqua le famiglie si riuniscono per consumare un lungo pranzo. Al termine si gustano numerosi dolci della tradizione, preparati nelle settimane precedenti dalle massaie che li custodiscono gelosamente negli armadi di cucina, un tempo chiusi addirittura a chiave fino alla mattina di Pasqua. Ma anche le pasticcerie locali e i forni si riempiono di dolci. Tra i più tipici le “nuvolette”, soffici biscotti rotondi bianchissimi, spesso colorati dalla “diavolina”. La loro evoluzione dà origine alle “cullure” dalle varie forme che racchiudono una o più uova secondo le dimensioni. Oltre che la diavolina, per conferire colore e vivacità si adoperano cioccolatini o altre decorazioni. Irrinunciabili sono anche le pecorelle di zucchero dalle varie dimensioni e le colombe. Oltre alle paste, agli ‘nzulli di nocciola, ai sospiri e a tutte le tipicità caratteristiche di altri periodi ma che ritroviamo tutto l’anno.

Il lunedì dell’Angelo, la classica Pasquetta viene trascorsa in compagnia di amici. Dalle prime ore del mattino la piazza principale del paese si riempie di escursionisti dediti a recuperare le ultime provviste dai negozi e l’occorrente per trascorrere la giornata. Non vi è qualcuno, in questa giornata, che non sia alle prese con barbecue, brace e grandi bottiglioni di vino. La carne arrosto viene consumata nelle tante case di campagna o direttamente all’aria aperta sulle montagne che circondano l’abitato di San Piero Patti.

Digerito il lauto pasto del lunedì e le attività ricreative, la comunità fa rientro alle proprie attività in attesa della domenica successiva.

L’ottava di Pasqua ha luogo la festa della Madonna della Catena, Patrona di San Piero Patti. È di diritto la festa che chiude il periodo di Pasqua. Il culto venne introdotto a San Piero Patti dai baroni Orioles. La Madonna delle Catena ha sede nella Chiesa Madre, dove se ne esercita il culto (la Chiesa è al momento chiusa per inagibilità). All’interno, sul tamburo della cupola, leggiamo “Maria Santissima della Catena Nostra Patrona”. Anche sul seicentesco campanone della Chiesa, notiamo un bassorilievo a lei dedicato.

Dalla navata laterale destra si accede alla Cappella della Patrona, tramite un grandioso portale in pietra da taglio con due colonne monolitiche scanalate, caratterizzate da bassorilievi in stile barocco e capitelli in stile corinzio. La cappella è riccamente decorata con lavori in stucco, l’altare e il tabernacolo sono realizzati con marmi a intarsio ed è delimitata da una balaustra in marmo rosso locale. Questo altare fu dichiarato “privilegiato” da Papa Alessandro VII con un decreto del 28 novembre 1659. La statua lignea della Madonna, restaurata nel 2013,  non è una scultura realizzata con un solo pezzo di legno, ma un insieme di pezzi provenienti da opere diverse o comunque scolpiti in vari momenti e legati tra loro con cartapesta o altri materiali.

Il simulacro di Maria SS. della Catena
Il simulacro di Maria SS. della Catena

Un tempo, in occasione della festa, la statua veniva spostata all’altare maggiore e posta in cima a una grande scalinata in legno realizzata per l’evento e adornata da drappi, strisce colorate e candele. La processione principale si svolgeva la domenica. Il simulacro era portato dai nudi della Confraternita di Maria SS. del Rosario su un’artistica e imponente vara in legno seicentesca, con dodici colonne dai capitelli corinzi unite da archi, arricchita da volute e figure di angeli. Ogni portatore, vestito in camice bianco con cingoli a colori, aveva al collo un nastro rosa dal quale pendeva una medaglietta con l’effige della Madonna. In modo cadenzato, in momenti diversi precedenti la processione erano soliti percuotersi le spalle con una catenella, in segno di pentimento. Altri nudi, detti “babbaluci”, li precedevano, coperti anche nel volto con un cappuccio che faceva intravedere solo gli occhi, portando un bastone di colore azzurro. Le abitazioni esterne erano abbellite da fiori e dai balconi pendevano coperte, arazzi e tovaglie ricamate. La Confraternita esiste ancora oggi e si è mantenuto il camice bianco originale.

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